DOVE IL TEMPO DIPINGE – Lo studio di Ercole Pignatelli

L’antro di un pittore è sempre qualcosa di profondamente affascinante: un vortice che attira, ammalia, risucchia chi vi entra, come se varcare quella soglia significasse accedere a una dimensione altra, sospesa. La tana di Ercole Pignatelli è, senza esitazione, lo studio di pittura più originale che io abbia mai visitato, un luogo in cui lo spazio non si limita a contenere l’arte, ma ne diventa parte viva e pulsante.

Qui il tempo è l’elemento dominante, quasi la materia prima. Lo si percepisce nella sequenza di tele accatastate secondo un ordine cronologico che racconta un’intera vita di ricerca, nelle pile di oggetti che si affollano sulla scrivania come appunti silenziosi, nei ricordi dell’artista che riaffiorano e si mescolano al presente. Il tempo si manifesta con particolare evidenza sul bancone all’ingresso, dove oggetti di ogni genere sono stati ammassati apparentemente senza criterio, appoggiati l’uno sull’altro nel corso di decenni, fino a formare una stratificazione che è insieme caos e memoria.

Il tempo si insinua tra le setole dei pennelli, impregna le tavolozze, scorre nei pensieri dell’artista e ne guida la mano con una calma ostinata. È un tempo che non ha fretta, che sedimenta, che osserva. Ogni angolo dello studio parla di ciò che è stato e di ciò che ancora verrà, di gesti ripetuti e di intuizioni improvvise. Tutto rimanda a ieri e a domani, mentre l’oggi sembra riflettersi solo negli orologi fermi, muti testimoni di un presente che, in questo luogo, non conta misurare ma soltanto vivere.